Create an account Home  ·  Serial  ·  Recensioni  ·  Forum  

Main

. Home
. Ricerca
. Recensioni
. Serial
. Archivio Articoli
. Links

Interfaccia

· Faq
· Feedback
· Lista Connessi
· Consigliaci

Categorie Articoli

· Tutte le Categorie
· 21° Secolo
· Concerti
· Cristalli
· Dvd & Vhs
· Editoriali
· Eventi
· Fanzine Italiane
· Inchiostro
· Interviste
· Labels
· Letture
· March(e)ingegno
· Metropolis
· Monografie
· Note a margine
· Perle Ai Porci
· Teenage Kicks
· Transasia
· Visioni

Informazioni Ed Invio Materiale

Potete inviare:
promo, riviste, demo, fanzine, nastri, scritti, ecc. al seguente indirizzo:

Kathodik
Via Giuliozzi, 15
Postal Code 62100
Macerata
Italy

·Mail


Graham Halliwell, Tomas Korber 'The Large Glass'

(Cathnor 2007)


In quel Mare Magnum in continua espansione che è il mercato delle piccole labels dedite alla musica improvvisata/sperimentale, l'inglese Cathnor, il nome è un esplicito omaggio al famoso e lodato "Duo For Doris" di Keith Rowe e John Tilbury, rappresenta una delle ultime arrivate, qui giunta alla terza uscita, dopo i due precedenti lavori accreditati a Hervé Boghossian (discreto) e Will Guthrie (poco meno che ottimo). Anche questa volta accompagnato da una lussuosa confezione digipack oversized, della serie che non sai dove infilarla tra le pile di cd, ma che fa la sua bella figura, "The Large Glass", vede all'opera Tomas Korber (electronics, chitarra) e Graham Halliwell (feedback sax, loops). Il primo in qualche modo l'erede di quel modo d'intendere la musica in tempi recenti da parte del veterano Keith Rowe, il secondo esponente di uno dei suoni più peculiari della scena attuale, nonché autore di alcuni lavori davvero splendidi, sia in veste solista (tipo "Recorded Delivery") che con il trio +minus. Musica del sublime e dell'inconscio, contemplativa ed austera, fragile, ma anche perentoria per il modo risoluto con cui scava il vuoto attorno a sé. Forniscono un utile appiglio ad introdurre il lavoro, i primi due titoli delle tre tracce complessive: the essence of things e in mezzo, nel mezzo. Letti in successione descrivono perfettamente la musica dei due, che accenna ma non afferma, lascia intravedere ma non svela, come il ricordo di una sensazione persa per sempre, che si riesce solo a sfiorare mentalmente. Notevole il lavoro di Korber in questo disco, misuratissimo ed essenziale, nel tessere trame filiformi quasi invisibili, attraverso le quali il feedback abbagliante e a tratti stordente del sax può filtrare, e contro le quali infrangersi. A dispetto dell'austerità e del minimalismo delle musiche proposte, siamo ben lontani dalla stasi, di cose ne succedono lungo il cammino, lento, lentissimo, ma mutevole: chiudi gli occhi, porgi il pensiero altrove per qualche istante e sei già smarrito, non ricordi più da dove eri partito. Esemplare in tal senso la bellissima traccia iniziale, da sola occupa più della metà della durata totale, che inizia come il suono di onde elettriche che vanno a morire tra gli scogli, per poi prosciugarsi e mutare in scoria, mentre il feedback splende con intermittenza come un sole morente. A tratti incombe un vago senso di minaccia, il suono diventa una coltre scura e cupa, che non manca di procurare qualche piccola ferita. Un ticchettio lontano, ma via, via sempre più insistente, il fantasma di un beat sepolto in qualche abisso nero, a partire dal 15esimo minuto segnano il lento e drammatico sparire del brano; tra luccichii, ultimi sobbalzi di feedback e uno scampanellio (che mi ricorda qualcosa di Steve Roden) intrappolato tra glitches impalpabili. Meno cinematografico e più raziocinante il secondo brano, che nella parte iniziale porta echi di Alvin Lucier , per il modo quasi scientifico in cui le sinusoidi si espandono, si clonano e entrano in conflitto con se stesse. Furtiva e subdola, la tattica con cui Korber tramando lontano da occhi indiscreti corrompe la purezza del feedback e traghetta il brano altrove, verso approdi tremolanti e scalfiti dalla distorsione. Mi fermo qui, anche se ci sarebbe ancora da dire della traccia finale coarse ashes: una visione di basse frequenze, suoni che si accendono come fiammelle votive, e un surreale richiamo di gong e cori che in qualche strano modo trasmettono la sensazione di una liturgia sacra. Proprio un bel disco.

Aggiunto: March 9th 2007
Recensore: alfio castorina
Voto:
Link Correlati: cathnor
Hits: 769
Lingua: italian

  

[ Torna Indice Recensioni ]
 
Privacy Policy

Web site powered by PHP-Nuke
All logos and trademarks in this site are property of their respective owner. The comments are property of their posters, all the rest