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Empty Cage Quartet 'Hello The Damage!'

(Pfmentum 2006)


Simpatico il titolo del cd, suggerito da un errore del famoso traduttore online Babelfish nel gestire la recensione in francese, con relativa stroncatura, del precedente album di questo quartetto, quando ancora era noto con il nome di MTKJ Quartet. Jason Mears, sax e clarinetto, Kris Tiner alla tromba, e la sezione ritmica di Paul Kikuchi e Ivan Johnson, rispettivamente alle percussioni e al contrabbasso. Quattro musicisti in perfetta sintonia empatica, capaci di perdersi e ritrovarsi continuamente nello spazio indagato durante i due sets live catturati al Cafè Metropol di Los Angeles che costituiscono questo doppio cd. Pubblico in sottofondo che a tratti sembra rumoreggiare distratto da altre faccende, come piacevolmente distratti possono sembrare i musicisti sul palco. Post-bop che si muove in maniera ondivaga ed imprevedibile, si prende i suoi tempi, si ferma spesso a riflettere, imbocca qualche direzione e poi ritorna indietro sui suoi passi. Tutto molto sciolto, quasi traballante, ma solo in superficie: in realtà un piano ben organizzato, tra composizione ed impro è in corso d'opera e segue delle logiche precise che scandiscono interventi, motivi, reciproci sostegni e mutue esclusioni. I fiati iniziano a proporre un tema swing, poi lo abbandonano, decidono di affrontare escursioni in solitaria, fino a quando il fiato si fa corto e tutto sembra spegnersi, con l'attività ridotta al lumicino e la sezione ritmica che con giri frastagliati e minimali, ma carichi di piccoli dettagli, continua a pulsare in stand-by e attende l'arrivo di una nuova sferzata di vitalità. Grosso modo è questo il modus-operandi dell'Empty Cage Quartet, non privo di eccezioni e sorprese inaspettate, come ad esempio una marcetta che improvvisamente sbuca dal nulla, ostinati duelli in cui Mears e Tiner si urlano in faccia, lenti scivolamenti in spazi vuoti, sfocate ritmiche pseudo-tribali (verso la fine del primo cd). Dei due set comunque preferisco il secondo nello scorrere ininterrotto dei suoi 45 minuti, e che già dall'inizio di Swan-Neck Deformity promette bene: una linea melodica felpata con i due fiatisti allineati, seguita da un lungo giro di ronda del basso, per poi vedere il rientro di Mears e Tiner, con quest'ultimo che lentamente prende il sopravvento e si spende in momenti prima liricamente Davisiani poi più scostanti e sostenuti da una ritmica quasi frenetica. Un quartetto pieno d'inventiva, a tratti sornione, i sensi quasi rallentati dal sonno ma pronti a farsi vigilissimi in un battibaleno, che nulla ha a che fare con l'assalto frontale ed ostico del free jazz, genere a cui comunque il disco non appartiene, ma che del free jazz possiede la voglia di rompere gli schemi.

Aggiunto: February 3rd 2007
Recensore: alfio castorina
Voto:
Link Correlati: pfmentum
Hits: 1189
Lingua: italian

  

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