Create an account Home  ·  Serial  ·  Recensioni  ·  Forum  

Main

. Home
. Ricerca
. Recensioni
. Serial
. Archivio Articoli
. Links

Interfaccia

· Faq
· Feedback
· Lista Connessi
· Consigliaci

Categorie Articoli

· Tutte le Categorie
· 21° Secolo
· Concerti
· Cristalli
· Dvd & Vhs
· Editoriali
· Eventi
· Fanzine Italiane
· Inchiostro
· Interviste
· Labels
· Letture
· March(e)ingegno
· Metropolis
· Monografie
· Note a margine
· Perle Ai Porci
· Teenage Kicks
· Transasia
· Visioni

Informazioni Ed Invio Materiale

Potete inviare:
promo, riviste, demo, fanzine, nastri, scritti, ecc. al seguente indirizzo:

Kathodik
Via Giuliozzi, 15
Postal Code 62100
Macerata
Italy

·Mail


Jeff Kaiser/Andrew Pask ‘The Choir Boys’

(Pfmentum 2005)

Jeff Kaiser abbandona per un attimo il suo Ockodektet ed in compagnia del neozelandese Andrew Pask ci sforna un dischetto agile/pesante di notevole spessore. In sintesi siamo di fronte ad un oscuro viaggio misticheggiante fra schizzi jazz, paturnie improvvisative più accese, deviazioni inqualificabili e un'elettronica stiracchiata verso il basso che sfiora spesso derive dark ambient (sto usando questo termine per la seconda volta in breve tempo ed in recensioni di materiali del genere.Che vuol dire?). Stupiscono di molto gli attacchi brutisti di Dim Effigies dove oggettivamente ci si trova di fronte ad una furia iconoclasta raramente data a vedere dai due strumentisti, assalti in quasi distorsione, cupe brutalità elettroniche di qualche lontana matrice industrial ed un belante motivo impro per fiati che malevolo si leva in alto. Confonde non poco le idee, e questo è un buon segno (1).
Possibile variazione di Japa noise germogliato sotto il sole cocente della California, la frammentazione delle note di Pask che si disperdono nel vuoto looppandosi su se stesse provoca notevole senso di straniamento generale.
Convince molto il processo d'interferenza elettronica continua alla quale viene sottoposta la performance del duo, innesta in qualche maniera la marcia in più; discosta in maniera determinante il tutto dalla solita uscita di settore. E questo è un buon segno (2).
Avevamo apprezzato il lavoro in solitaria di Kaiser ma ad onor del vero lo consideravamo uno dei tanti nomi del panorama (senza nessun offesa sia detto, ognuno si sceglie il proprio orticello su cui pascolare), questa uscita sconfessa tutte le nostre cogitazioni irrispettose.
Sarà l'asciuttezza data dalla formula a due, sarà probabilmente una fugace forma di insofferenza; sarà quel che più vi pare. Avete a che fare con uno dei più stimolanti prodotti degli ultimi tempi in campo improvvisativo. Bello constatare come l'accostamento acustico/elettronico se debitamente agitato può dar luogo a queste mutazioni sconsiderate. La sensazione di ascesa che si prova in Carbon Icon grazie all'entrata di un'onda cupa dopo la parte acustica è emblema unico di un linguaggio che pare volersi stiracchiare all'infinito sino a lambire (non sono impazzito) estasi rituali di lontana matrice tibetana. Si sguazza in una visione costantemente a mezza strada fra il sacro ed il profano. Da qualche parte si agitano spettri di Evan Parker, di Brötzmann, addirittura lontani richiami alle agitazioni storiche degli AMM; ma non abbastanza da non lasciar trapelare la sincera vena creativa che si agita sotto il tutto. Le frastagliate fasi che agitano The Variability Of Stammering Arrows fanno addirittura puntare lo sgurdo su certa scena inglese anni 80 con tutte le dovute cautele del caso (Clock Dva, Cabaret Voltaire; Hula). Incubica calata negli altiforni industrial che se martellata più sulla carrozzeria avrebbe potuto essere filiazione diretta dei God o degli Slab; chiaramente il tasso di tracimazione sonora qui viene tenuto molto più sotto controllo. Tromba e clarinetto senza nessuna esitazione stilistica, questo ci piace; lo spirito suicida esposto.
Putrefazioni di materia jazz lasciata finalmente urlare libera senza giacca e cravatta a creare lo stile, maglie nere hardcore idealmente ad un passo (provateci ad immaginare dentro una sezione ritmica).
Possibile epigono minimalizzato dei Fat o a scelta, rituale balinese al tramonto; e questo è un buon segno (3).

Aggiunto: May 2nd 2005
Recensore: Marco Carcasi
Voto:
Link Correlati: www.pfmentum.com
Hits: 921
Lingua: italian

  

[ Torna Indice Recensioni ]
 
Privacy Policy

Web site powered by PHP-Nuke
All logos and trademarks in this site are property of their respective owner. The comments are property of their posters, all the rest